 Turandot olio su tela, 2009 cm 120x80
| La poesia di Panichi viene depositata, con estrema naturalezza, nella sua pittura. Gli stereotipi perdono vigore. Quando dipinge paesaggi urbani, ad esempio, le città smarriscono ogni traccia di persistente oleografia. Le linee si fanno sghembe, traiettorie inusitate si sostituiscono alle severe architetture di ponti e palazzi storici, e non per un facile gioco intellettuale, ma perché la visione dell’artista è tesa ad altri scopi, che quelli puramente descrittivi. Così, nei ritratti femminili, egli sfugge ai rischi di omaggi superficiali alla bellezza della donna, e perlustra sentieri poco battuti, riportando echi di incontri, memorie, esperienze. Ricordo con emozione il ciclo delle sue Matrone, nel quale le donne affioravano come apparizioni oniriche, portatrici di nostalgia, risvegliatrici del desiderio, fonti di eleganza fittizia, rivelatrici del mistero. STEFANO DE ROSA | Amanti grafica, 2003-2004 cm 100x70 
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